Come applicare lo storytelling ai contenuti digitali 

Come applicare lo storytelling ai contenuti digitali 

Il digital storytelling rappresenta uno degli aspetti basilari della comunicazione contemporanea, dove la migliore forma di valorizzazione dell’identità del brand risiede nella pratica antica di raccontare storie.

Con l’AI, alcuni canoni sono cambiati e proprio a causa dell’uso massivo delle nuove tecnologie il rischio è di mettere da parte la creatività a favore di una semplificazione del messaggio.

Qualcosa che non porta, come dimostrato dal fatto che spesso si vedono contenuti troppo uguali tra loro. Ogni marchio invece è diverso, e dovrebbe essere proprio tale unicità al centro dello storytelling aziendale.

Che cos’è il digital storytelling

Il digital storytelling viene definito nell’omonima voce del Vocabolario Treccani nel modo seguente:

“La pratica del racconto avvalendosi delle strategie narrative consentite dalle tecnologie digitali, come l’integrazione di diversi linguaggi mediali, l’utilizzo di meccanismi narrativi derivanti dalle pratiche d’uso dei social media, la circolazione delle storie attraverso dinamiche tipiche della comunicazione in rete con effetto virale.”

Lo storytelling digitale, questa la denominazione in italiano, è nato inizialmente in ambito educativo e formativo, affermandosi come una branca del marketing digitale specifica per la comunicazione aziendale. Si parla, non a caso, di storytelling aziendale per distinguere tale applicazione.

L’introduzione è avvenuta dapprima negli USA, per poi diffondersi nel resto del mondo. Prevede una personalizzazione dei contenuti ai massimi livelli: deve quindi essere conseguito il giusto match tra identità e comunicazione.

Quali canali e formati funzionano meglio

Lo storytelling digitale non è fatto soltanto di parole; anche l’elemento grafico ha molta importanza, non a caso tra i format più efficaci troviamo quelli di visual storytelling tra cui:

  • animazioni;
  • video;
  • mappe e grafici;
  • infografiche.

Tra i canali più efficaci per veicolare lo storytelling troviamo i social media, dove lo storytelling consente di migliorare l’interattività e il coinvolgimento con le persone, sviluppando contenuti che raccontano il brand in maniera autentica ed empatica.

Il blog è un altro canale particolarmente efficace per lo storytelling, e lo è in maniera per certi versi sorprendente con l’IA, se saputo padroneggiare con le nuove dinamiche della SEO semantica che portano a ragionare in maniera più dinamica.

Lavorando più per entità, anziché per parole chiave, si ha modo di intervenire sul naming e dunque su quanto ruota attorno al nome del brand, rendendolo memorabile tanto agli occhi dei motori di ricerca che a quelli degli utenti. Ciò migliora quindi la citabilità da parte delle IA, oltre che il posizionamento.

Infine, altri canali efficaci per il digital storytelling sono la newsletter, che dà modo di implementare un rapporto continuativo con lead qualificati, nonché podcast e video come quelli per YouTube: una formula, quest’ultima, adottata ad esempio da diverse società sportive e particolarmente efficace alla luce della duplice natura di YouTube (social media + motore di ricerca).

Gli errori più frequenti nei contenuti digitali

Il modo migliore per capire come fare efficacemente digital storytelling è conoscere cosa non fare. Ecco gli errori più comuni nonché quelli da evitare:

  • mettere il brand al centro del racconto tralasciando l’utente: è il contrario, essendo la comunicazione attuale consumer-centric. Le pratiche di storytelling è facile che cadano nel monologo e non c’è errore peggiore;
  • creare contenuti banali e ripetitivi, tutti uguali: questo rischio è oggi elevato con l’IA, che è efficace per sviluppare lo storytelling aziendale, ma solo quando adoperata come strumento;
  • dire troppo: lo storytelling dovrebbe incuriosire, stimolare l’utente a voler fare qualcosa in più. Deve raccontare, ma non svelare tutto;
  • estremizzare la creatività: una creatività portata all’eccesso è fine a se stessa. Non racconta, è un esercizio di esibizionismo creativo. E questo non è storytelling;
  • tralasciare gli aspetti negativi: uno storytelling, per essere convincente, deve dire il più possibile la verità. Non può quindi tralasciare le criticità, che diventano al contrario, se ben contestualizzate, un elemento di forza della narrazione.

Come adattare le storie ai diversi touchpoint 

Il visual storytelling è forse il mezzo più efficace per adattare la narrazione rispetto ai touchpoint perché, in uno scenario come quello attuale di information overload, consente di catturare l’attenzione mantenendo il livello elevato.

È inoltre utile per veicolare concetti di per sé semplici in maniera naturale e intuitiva, puntando sulle emozioni. Un’altra tecnica efficace è quella della gamification, che prende spunto da dinamiche già attualizzate nei videogiochi.

Pertanto, è importante intendere i molteplici canali dello storytelling come capaci di adattare uno stesso racconto a touchpoint differenti, a fronte di un approccio sia multichannel che omnichannel: ogni canale, ogni contenuto, segue dinamiche specifiche, ma in maniera sinergica.

Se quindi il blog è ottimo per approfondire temi complessi e per generare visibilità, i social media fungono spesso da primo canale di contatto diretto, mentre la newsletter interviene in una fase successiva del customer journey. In maniera affine al podcast, è uno strumento efficace di fidelizzazione.

L’importante è non perdere di vista l’obiettivo: raccontare l’identità del brand in maniera coerente e mettendo al centro il percorso dell’utente. Il vero oggetto del racconto dovrebbe infatti essere il rapporto tra azienda e pubblico target, intendendo quest’ultimo come il vero protagonista della storia.

Condividi il post:

Post Correlati