La localizzazione del sito web è spesso intesa come semplice traduzione di contenuti: un errore comune, indice di una strategia poco chiara.
Nella SEO multilingua non basta adattare testi e keyword, questo per una ragione molto semplice: il passaggio non è soltanto linguistico, è più complesso.
In questo modo è facile pubblicare contenuti tecnicamente “a posto”, ma poco incisivi ed efficaci perché scarsamente pertinenti e utili per gli utenti così come per i motori di ricerca.
In presenza di errori di questo tipo, la localizzazione del sito web tende a rallentare la crescita del progetto di comunicazione (e dunque del brand) a livello complessivo. Sono errori che si pagano a caro prezzo, dunque.
Tradurre parola per parola: l’errore più diffuso
L’errore più diffuso quando si parla di localizzazione di siti multilingua consiste nel tradurre i contenuti in modo letterale, senza alcun vero e proprio adattamento al contesto sia linguistico che culturale, economico, sociale e valoriale.
Premesso che una traduzione impeccabile è un presupposto imprescindibile a livello SEO, non è sufficiente se non si tiene conto di aspetti quali espressioni d’uso comune, search intent, tone of voice, call to action, persino la percezione di affidabilità del contenuto.
La semplice conversione non è quindi sufficiente se non si evolve in interpretazione, anche perché una stessa keyword in italiano può non essere quella pertinente in un’altra lingua.
L’assenza di una strategia chiara
La strategia è fondamentale in qualsiasi progetto di comunicazione e quelli che vedono al centro la localizzazione di siti multilingua non fanno eccezione: per questo la sua assenza incide in maniera così significativa.
Ecco le situazioni che sono indice dell’assenza di una strategia chiara:
- si traducono i contenuti senza stabilire delle priorità;
- non si tiene conto dei mercati e dei contesti di riferimento;
- ci si limita alla gestione di più lingue, senza valutare aspetti più complessi come la segmentazione del pubblico in chiave local oppure le differenze locali tra i mercati.
È invece importante che ogni elemento segua una logica precisa – dall’URL all’organizzazione dei contenuti – onde evitare una dispersione semantica. L’approccio ottimale è quello di una progettazione integrata in cui SEO, UX e contenuti vengono sviluppati in maniera sinergica.
Gli errori SEO nei contenuti localizzati
Vediamo ora gli errori principali di matrice SEO in cui è possibile incorrere nella localizzazione dei siti multilingua:
- traduzione della parola chiave o delle entità semantiche sbagliate;
- nessuna localizzazione geografica del contenuto;
- nessuna ottimizzazione da mobile;
- assenza di tag alt multilingue;
- collegamenti generici e poco precisi;
- focus sul solo Google, mettendo da parte canali ancora più specifici.
In un approccio come quello odierno che non può prescindere né dalla SEO semantica né da una strategia multichannel, si tratta di pratiche il più possibile da evitare.
Un’esperienza utente che non parla davvero al mercato
L’errore per eccellenza nella localizzazione di un sito web in termini di experience è confondere un sito multilingua con uno multiregionale.
Il sito multilingua mette al centro la lingua, che può essere parlata in più Paesi diversi, come avviene ad esempio con lo spagnolo: si usa in America Latina, oltre che in Spagna.
Un sito multiregionale è invece pensato per gli specifici mercati locali, tenendo conto non solo della lingua ma della regionalità.
Per riprendere l’esempio sopracitato, le caratteristiche geografiche e culturali incidono in maniera maggiore di quelle linguistiche.
Ma quindi il termine siti multilingua è sbagliato? Di per sé no, a patto di avere un concetto esatto di lingua, in cui l’idioma diventa punto di contatto che però non si esaurisce in maniera meccanica.
L’approccio multilingua è difficile che da solo generi risultati. Occorre sempre tenere conto degli elementi local, altrimenti è facile che non si parli davvero al mercato.
Come evitare questi errori fin dall’inizio
Per evitare questi errori fin dall’inizio si rivela imprescindibile procedere a un’analisi accurata sia dell’audit che del target, sostanzialmente dell’identità del brand in chiave local.
Questo perché ogni mercato denota caratteristiche differenti sotto tutti i punti di vista: un’analisi preliminare esaustiva permette di contestualizzare al meglio, nell’intento di approntare per ogni contesto una strategia ad hoc.
Pertanto, contenuti, UX e organizzazione delle pagine dovrebbero essere sviluppati in maniera sinergica, così da costruire coerenza all’interno del brand.
Sotto questo punto di vista, tra gli strumenti più validi troviamo il blog, che permette di migliorare il posizionamento del brand a patto di realizzare contenuti mirati e in linea con il TOV dei diversi mercati.
Possiamo dunque concludere che la localizzazione dei siti web va ben oltre il semplice cambiare lingua, dando modo di costruire contenuti pertinenti, credibili e riconoscibili all’interno di mercati differenti.
È qui che si gioca buona parte della crescita internazionale del brand.

