AI Overview di Google: guida strategica per chi fa SEO

Sono comparsi nei risultati di ricerca quasi in sordina, almeno in Italia. Poi, nel giro di qualche mese, hanno iniziato a colonizzare le SERP su praticamente qualsiasi query informativa. Le AI Overview di Google sono ormai una realtà con cui chi lavora nel settore deve fare i conti, che piaccia o no.

Questo articolo non è una guida per capire cos’è l’AI Overview nel senso più superficiale del termine. È un tentativo di ragionare su cosa cambia concretamente per chi fa SEO, produce contenuti o gestisce la visibilità di un sito.

Cosa sono le AI Overview (e cosa non sono)

L’AI Overview su Google è un blocco generato da un modello di intelligenza artificiale che appare in cima ai risultati, prima dei link organici tradizionali.

Sintetizza informazioni provenienti da più fonti e risponde direttamente alla domanda dell’utente. 

Quello che non sono: non sono una risposta neutrale e oggettiva. Il modello seleziona, interpreta, a volte semplifica. E soprattutto: non sono permanenti. Google continua a modificarne il comportamento, la frequenza di apparizione, i criteri di attivazione.

Il motivo? L’AI Overview funziona così basandosi sui comportamenti dell’utente dopo un’assimilazione durata anni. Ecco perché genera risposte diverse per la stessa query a seconda dell’utente che la digita. 

Cos’è l’AI Overview, in termini pratici? È il tentativo di Google di trattenere l’utente all’interno della propria piattaforma, riducendo la necessità di cliccare su un sito esterno.

Come funzionano e quando compaiono

Come funziona l’AI Overview è una domanda meno banale di quanto sembri. Il sistema non indicizza i contenuti separatamente rispetto alla ricerca tradizionale: attinge agli stessi dati, ma li elabora attraverso un layer generativo.

Le Overview tendono ad apparire su query di tipo informativo: “come fare“, “cosa significa“, “qual è la differenza tra“. Molto meno su query transazionali o di navigazione. Se si cerca “comprare scarpe da corsa“, difficilmente si vedrà un blocco AI, mentre se si cerca “come scegliere le scarpe da corsa per la pronazione“, le probabilità salgono.

Ci sono però delle variabili:

  • La lingua conta. In italiano le Overview sono meno frequenti rispetto all’inglese, dove il rollout è stato più aggressivo;
  • Il device. Su mobile occupano ancora più spazio visivo. In più, Google ne calibra la presenza anche in base alla storia della query e a quanto quella ricerca sia già coperta da contenuti di qualità; 
  • Le fonti citate. Non sono necessariamente quelle che rankano in prima posizione. Google può pescare da pagine che si trovano in quinta, sesta, settima posizione purché il contenuto sia strutturato in modo da rispondere puntuale a una domanda specifica.

Impatti su CTR, traffico e brand

I dati che circolano (seppur parziali a marzo 2026) indicano un calo del CTR organico sulle query coperte da AI Overview che può oscillare tra il 15% e il 30% per i risultati in prima pagina. Alcune nicchie sono più colpite di altre: salute, finanza, tecnologia, guide pratiche. Il meccanismo è intuitivo: se l’utente trova la risposta direttamente nel blocco AI, non ha motivo di cliccare oltre.

Questo comprime il traffico verso i siti, anche di quelli che si posizionano bene. Però non tutti i contenuti soffrono allo stesso modo. I contenuti che aggiungono un punto di vista originale, dati proprietari, esperienze dirette, analisi che vanno oltre la sintesi generica: questi tendono a sopravvivere meglio.

Anzi, in alcuni casi vengono citati come fonti nelle Overview stesse, con un effetto di brand awareness che non si traduce in click immediati ma costruisce autorevolezza nel tempo.

Sul fronte brand, l’impatto è duplice. Da un lato, se il brand viene citato in una AI Overview, si ottiene una visibilità importante. Dall’altro, se la Overview cita un competitor su una query strategica per il business, si sta perdendo terreno in modo silenzioso.

Come adattare contenuti, IA e markup

Non esiste ancora una ricetta definitiva ma alcune direzioni sono abbastanza chiare. Ecco alcuni aspetti tecnici da rispettare per fare ottimizzazione GEO:

  • Struttura delle pagine. Le AI Overview tendono a pescare da contenuti che rispondono in modo diretto e conciso a domande specifiche. Non significa scrivere testi brevi ma che all’interno di un contenuto lungo e approfondito, alcune sezioni devono essere costruite come risposte autonome. Una domanda chiara, una risposta che parte subito, senza troppi preamboli;
  • Schema markup. Il markup utile per inserire i dati strutturati può essere usato per varie funzioni, anche per FAQ e HowTo che migliorano la leggibilità della struttura del contenuto sia per i crawler tradizionali sia per i sistemi generativi. Non garantisce la citazione in una Overview, ma aumenta la possibilità di essere citati;
  • Dati proprietari e prospettiva originale. È il punto più difficile da operativizzare ma probabilmente il più importante. Un contenuto che si limita a riformulare quello che già si trova in mille altri posti è perfettamente sostituibile da una AI Overview. Un post che presenta dati originali, casi studio, analisi basate su esperienza diretta è più difficile da sintetizzare e più probabile che venga citato come fonte;
  • Aggiornamento continuo. Google tende a preferire contenuti aggiornati, specialmente su topic che evolvono

Come disattivare/attivare AI Overview

Le risposte generate dall’intelligenza artificiale stanno comparendo sempre più spesso tra i risultati di Google. Non tutti però le apprezzano: c’è chi preferisce tornare alla classica lista di link, senza riassunti automatici o suggerimenti elaborati dall’AI.

Per farlo, esistono alcune soluzioni semplici, sia temporanee sia più stabili. Il metodo più immediato è usare la scheda “Web”. Si tratta di un filtro che forza Google a mostrare soltanto risultati testuali, eliminando elementi aggiuntivi come immagini, video e soprattutto il riquadro AI Overview.

Basta selezionarlo dopo aver avviato una ricerca per ottenere una pagina molto più essenziale. Un altro piccolo trucco consiste nell’aggiungere “-noai” alla fine della query. Non serve modificare impostazioni o installare estensioni: inserendo questa dicitura nella ricerca, il box con la risposta generata dall’intelligenza artificiale tende a scomparire, lasciando spazio ai risultati tradizionali. Chi invece vuole evitare AI Overview in modo più sistematico può intervenire direttamente sulle impostazioni del browser.

In Google Chrome, ad esempio, è possibile creare un motore di ricerca personalizzato che richiami automaticamente la versione “solo Web” di Google. Il percorso è quello delle impostazioni del motore di ricerca (raggiungibile anche digitando chrome://settings/searchEngines nella barra degli indirizzi).

Da lì si può aggiungere un nuovo motore compilando i campi con un nome a scelta e inserendo come URL di ricerca il parametro che richiama la visualizzazione priva di elementi AI. Una volta impostato come predefinito, ogni ricerca verrà eseguita senza il riquadro AI Overview.

Non è una vera disattivazione ufficiale (Google non offre ancora un “interruttore” dedicato) ma al momento resta il modo più efficace per tornare a un’esperienza di ricerca tradizionale.

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